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A Torino 4 webinar per i commercialisti sulle opportunità professionali offerte dalla consulenza finanziaria indipendente

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L’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Torino, prosegue con l’attività istituzionale dedicata all’informazione per gli iscritti circa le nuove opportunità professionali offerte dalla consulenza finanziaria indipendente oggi compatibile con quella del commercialista.

In calendario 4 webinar sull’argomento.

Giovedì 25 giugno 2020 dalle ore 15.00 alle ore 16.30
COMMERCIALISTA E CONSULENTE FINANZIARIO AUTONOMO INDIPENDENTE DUE PROFESSIONI COMPATIBILI E INTEGRABILI

Giovedì 9 luglio 2020 dalle ore 15.00 alle ore 16.30
CASI PRATICI E SPUNTI PER LA CONSULENZA FINANZIARIA COLLEGATA ALLE DICHIARAZIONI DEI REDDITI E AI BILANCI

Commercialisti e Consulenza Indipendente (video)

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Le sinergie possibili tra i commercialisti e i consulenti finanziari indipendenti al Feeonly Summit 2019

 

       

Clicca QUI  per guardare il video della tavola rotonda

 

Durante le due giornate di Fee Only Summit, l’evento nazionale dedicato alla Consulenza Finanziaria Indipendente che si è tenuto  lo scorso ottobre a Verona, oltre alle conferenze istituzionali che hanno consentito ai partecipanti di conoscere il pensiero di legislatore, regulators e associazioni sui temi caldi del mondo economico-finanziario, le due associazioni “cugine” NAFOP e AssoSCF, hanno organizzato tavole rotonde e workshops sulle best practices della professione.

In particolare, nella tavola rotonda “Commercialisti e Consulenza Indipendente” si è parlato di sinergie e di integrazione tra la professione del consulente finanziario fee only e quella del commercialista-avvocato.

Tra i relatori, Luca Rizzi e Alessandro Giacomelli (consulenti autonomi associati NAFOP), che hanno portato la loro esperienza di collaborazione con il mondo dei consulenti indipendenti,  alla luce della perfetta compatibilità tra le due figure professionali.

 

 

 

Arriva la guida per il commercialista consulente

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Il dottore commercialista può essere anche consulente finanziario. 

Da quando? Dicembre 2018. In quanti lo sanno? Pochi.

In un manuale pubblicato dall’Ordine dei commercialisti ed esperti contabili di Torino, la storia della consulenza italiana

e le istruzioni all’uso per chi si voglia lanciare in questa avventura

 

L’avvio dell’Albo dei consulenti finanziari nel dicembre 2018, con l’inclusione della categoria dei consulenti autonomi, ha aperto le porte della consulenza ai dottori commercialisti e contabili. Con la definizione di questa professione intellettuale e non commerciale è decaduta ogni previsione di incompatibilità con la professione del commercialista.

La conoscenza di questa nuova frontiera professionale è però ancora limitata: per questa ragione l’Ordine dei commercialisti ed esperti contabili di Torino nel giugno 2018 ha dato vita a un gruppo di lavoro sulla consulenza finanziaria indipendente. La ricerca e le analisi condotte dal team sono state pubblicate e distribuite agli iscritti del mese di febbraio. Si tratta di una vera e propria guida alla consulenza finanziaria indipendente, la prima in Italia che affronta in modo organico il tema della possibile sinergia tra le due specializzazioni professionali.

Il panorama italiano della consulenza

Si parte con la fotografia della gestione della ricchezza in Italia: vengono riportati i dati relativi alla ricchezza netta delle famiglie italiane in rapporto al reddito disponibile, alla collocazione di questi patrimoni (attività finanziarie e non) e all’evoluzione delle preferenze degli italiani in fatto di investimenti. Il manuale evidenzia la crescita della richiesta di consulenza finanziaria e di wealth planning in Italia e di come la clientela viva le scelte ad essa collegata. Gli investimenti, si legge, sono le decisioni più difficili da assumere e quindi quelle in cui il supporto di un esperto è percepito come “molto importante”.

Consulenza indipendente

La premessa qui è che la richiesta di consulenza finanziaria si basi sulla costruzione di rapporti di fiducia che durino nel tempo per soddisfare le aspettative dei clienti. Ma da un’analisi dei fattori che disincentivano la domanda di consulenza finanziaria spicca, nella ricerca dell’Ordine di Torino, proprio la mancanza di fiducia nella figura del consulente finanziario, spesso causata dalla poca trasparenza dei costi del servizio. Ecco che allora la consulenza indipendente si propone come alternativa.

“L’avvento di Mifid2 – si legge nel testo – sta cambiando le carte in tavola e l’istituzione del nuovo Albo unico dei consulenti finanziari sta facendo emergere questo tipo di consulenza (autonoma, ndr). Per fornire dei numeri, attualmente in Italia ci sono 240 consulenti finanziari autonomi e 35 società di consulenza finanziaria iscritte all’Albo unico con una concentrazione maggiore in Lombardia, Veneto e Piemonte; contro 54.611 consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede”. Ma il potenziale è ancora alto.

L’advisory fee only made in Usa

Negli Stati Uniti la figura del consulente finanziario autonomo (“fee Only financial advisor o planner”) esiste circa dagli anni ‘70. “La differente cultura finanziaria, tipica dei paesi anglosassoni, ha portato allo sviluppo di questa professione che agli occhi del pubblico è riconosciuta tanto quanto le altre professioni – si legge -. È assolutamente normale per l’investitore americano avere al proprio fianco un consulente fee only, così come avere un avvocato o un commercialista”. Non c’è quindi da stupirsi che i modelli di consulenza anglosassoni siano i benchmark di riferimento per lo sviluppo della professione di consulente autonomo anche in Italia. “Certo, questi paesi hanno dinamiche finanziarie ancora molto distanti dalle nostre e le nuove sfide per questa professione porteranno inevitabilmente ad aggregazioni di professionisti per poter stare sul mercato. Ad oggi però, la sfida principale è quella di portare a conoscenza del pubblico l’esistenza di questa forma di consulenza libera da ogni tipo di conflitto di interesse ed esercitata nel pieno interesse del cliente”.

“Si tratta di una pubblicazione unica nel suo genere – ha commentato Luca Mainò, (Direttivo NAFOP e vicepresidente AssoSCF) nella quale finalmente si affronta dalla parte dei commercialisti il tema consulenza indipendente. È importante perché per la prima volta spiega che la consulenza indipendente non è (più) esclusiva di chi già appartiene al settore, in banche o reti, ma si apre un nuovo scenario in cui il servizio può essere offerto da soggetti diversi, i professionisti . Come NAFOP e AssoScf abbiamo registrato una fortissima crescita della domanda di consulenza che potrà essere coperta anche da queste nuove figure”.

CLICCA QUI PER SCARICARE LA GUIDA

 

 

Commercialisti consulenti, sembrava impossibile invece eccoli qui

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(clicca sull’immagine per leggere l’articolo online)

La professione del commercialista non è più incompatibile con l’attività di consulenza finanziaria.

We Wealth ha intervistato i protagonisti dell’industria per capire in che modo questo questo servizio aggiuntivo può essere erogato

Con l’avvio dell’Albo dei consulenti il primo dicembre 2018 si è aperta la strada della consulenza finanziaria anche ai dottori commercialisti. La sezione del nuovo Albo dedicata ai consulenti autonomi descrive una professione a carattere intellettuale e non commerciale che di fatto fa decadere ogni previsione di incompatibilità con la professione del dottore commercialista. Un punto di svolta significativo per i professionisti che fino allo scorso anno si scontravano con il muro della promozione finanziaria, per legge incompatibile con la loro attività primaria.

“Oggi i nostri clienti possono contare sulle tipiche caratteristiche e qualità dei commercialisti – come la formazione universitaria integrata dalla formazione professionale continua, la vigilanza deontologica – arricchite dalla specifica specializzazione nella consulenza finanziaria autonoma, da svolgere sotto la vigilanza della Consob e dell’Ordine dei Consulenti Finanziari”, spiega a We Wealth Lorenzo Sirch, consigliere nazionale del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e contabili con delega alla finanza.

In che modo il dottore commercialista può svolgere l’attività di consulenza?

Le strade sono quattro.

  1. Acquisizione delle competenze necessarie a esercitare la professione e a superare l’esame necessario per l’iscrizione all’Albo da parte del commercialista già operativo
    È improbabile che questa strada verrà percorsa da molti, perché il commercialista – che normalmente arriva da una laurea in economia e commercio con formazione in materie contabili e fiscali – difficilmente avrà tempo e energie per potersi formare in campo finanziario.
  2. Formazione in materia finanziaria del neo abilitato o neo iscritto all’Ordine dei dottori commercialisti
    È probabile che la via della formazione specifica in materia finanziaria sarà appannaggio delle nuove leve, che invece di avviarsi verso la consulenza fiscale classica si potranno confrontare con la nuova professione.
  3. Accordo con una realtà esterna allo studio commercialista – una società di consulenti finanziari (SCF) per esempio – che possa svolgere a chiamata il servizio per i clienti dello studio La soluzione più semplice ma forse la meno efficace: diventerebbe l’ennesima figura professionale che il commercialista presenta al proprio cliente. “A livello di marketing è importante che il cliente percepisca che il servizio arriva dall’interno”, precisa Luca Rizzi, uno dei sei dottori commercialisti che risulta già iscritto all’Albo dei consulenti finanziari.
  4. Assunzione di un consulente finanziario autonomo o creazione di un’associazione tra lo studio commercialista e una SCF In questo modo la consulenza viene portata all’interno dello studio, che diventa così una realtà multidisciplinare.

Quali potenzialità la professione di consulente offre ai commercialisti?
“La situazione è la migliore immaginabile perché esiste già un parco clienti al quale il commercialista può rivolgersi”, prosegue Rizzi, che per prendere meglio le misure ha anche provato a realizzare una simulazione – sebbene prudenziale – dello scenario economico che si presenta al commercialista che voglia diventare consulente.

Secondo questa stima, ipotizzando una media di 100 clienti per studio, e masse investite per 15 milioni di euro, l’introito per il commercialista sarebbe di circa 60 mila euro l’anno.

“La figura del commercialista si sposa perfettamente con la consulenza finanziaria indipendente”, ha commentato Luca Mainò, co-fondatore della società di consulenza indipendente Consultique e membro del Direttivo NAFOP. “Il commercialista gode della fiducia del cliente. Ha una clientela fidelizzata, ha l’attitudine all’ascolto delle problematiche del cliente, è orientato alla pianificazione e al controllo. Soprattutto, è in crescita la domanda di consulenza indipendente da parte delle aziende”.

L’ordine dei commercialisti di Torino, guidato dal presidente Luca Asvisio, da oltre un anno sta approfondendo la tematica dell’integrazione tra la consulenza fiscale tipica della categoria con la consulenza finanziaria indipendente. La preparazione di una guida informativa per gli iscritti all’Ordine e l’organizzazione di un convegno sul tema, in data 19 dicembre, rappresentano le prime occasioni di un approfondimento istituzionale su questa importante novità e opportunità per i commercialisti.