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FeeOnly, pronti a partire in 1.500

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pronti a partireA gennaio entrerà finalmente in vigore la Mifid di secondo livello. Una direttiva che spalanca le porte ai consulenti finanziari autonomi e alle società di consulenza. La nuova normativa ridisegnerà dunque le strategie dei vari attori dell’industria. L’offerta di consulenza si polarizzerà: da un lato gruppi bancari e reti continueranno a operare in modo tradizionale, con provvigioni e parcelle per contratti di consulenza non indipendente, dall’altro studi professionali e società fee only svilupperanno la consulenza indipendente fee only, senza commissioni o incentivi. “La complessità introdotta da Mifid II per gli intermediari porterà le reti distributive e le banche a focalizzarsi sul collocamento di un numero minore di case prodotto e asset manager, con una scelta potenzialmente più limitata per gli investitori – commenta Luca Mainò, co-fondatore di Consultique e membro del Consiglio Direttivo Nafop – Verrà lasciato campo libero a consulenti e società fee only per la prestazione della consulenza indipendente remunerata a parcella”.

La fotografia del FeeOnly

Ma dove sono concentrati oggi i consulenti autonomi e le società di consulenza già operativi sul mercato? Più della metà dei professionisti e delle società di consulenza indipendente si trova in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. “Ma se aggiungiamo anche Piemonte, Toscana e Lazio arriviamo a circa il 90%”, puntualizza Mainò. E ora che l’Albo sta per vedere la luce, stando all’ultimo censimento Ocf del 2016 ci sono già 1.500 soggetti pronti a partire con la loro attività (uno studio Consob del 2011 indicava in circa 5.000 i professionisti attivi dopo cinque anni dalla partenza dell’Albo). Per quanto riguarda i patrimoni sotto consulenza, invece, “stimiamo una media intorno ai 25 milioni per gli studi professionali e del doppio per le società – aggiunge ancora il co-fondatore di Consultique – Le parcelle sono a flat fee, che dipende da vari parametri tra cui il tempo da dedicare, la complessità degli interventi, il profilo del cliente e la dimensione del patrimonio”. 

L’evoluzione

La domanda di una consulenza indipendente, pagata a parcella, si è evoluta nel tempo, da esigenze legate alla gestione degli asset finanziari fino alla richiesta di pianificazione sull’intero patrimonio della famiglia. Questa attività è costituita da servizi che spaziano dall’analisi e ricerca in materia di investimenti alle raccomandazioni generali sugli strumenti finanziari, dall’asset allocation fino al financial planning. E contestualmente all’evoluzione della consulenza autonoma, anche il cliente è diventato più sensibile al FeeOnly “e oggi è disposto a pagare volentieri quando capisce esattamente il servizio”, fa notare Mainò.

Aspettando l’Albo

Dopo l’arrivo della Mifid II (gennaio 2018), all’appello mancherebbe soltanto l’Albo, che dovrà nascere necessariamente entro la fine del 2018. Una deadline che è già stata fissata dal Parlamento. Gli operatori tradizionali avranno la possibilità di capitalizzare esperienza, relazioni e competenze professionali per diventare professionisti intellettuali indipendenti e slegati dal sistema distributivo. E alcuni potranno iscriversi d’ufficio all’Albo. L’iscrizione d’ufficio è prevista dal decreto Mef 206/2008 per tutti i consulenti indipendenti “storici”, per i promotori e per i bancari con almeno due anni di esperienza negli ultimi tre al momento della richiesta di iscrizione.

2018: l’anno del nuovo Albo

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Nel 2018 vedrà finalmente la luce l’Albo, che consentirà anche ai consulenti autonomi ed alle società di consulenza finanziaria (SCF) di avere la propria professione regolamentata.

nuovo albo consulenza

Chi non ha mandati con banche o altri intermediari, presta il servizio di consulenza in base ad un contratto sottoscritto con il Cliente ed è remunerato esclusivamente a parcella, avrà un riconoscimento sempre maggiore. I risparmiatori saranno sempre più consapevoli della natura delle diverse figure che prestano consulenza.

Il ruolo del consulente finanziario indipendente è di affiancare, consigliare e supportare il cliente nelle decisioni di carattere finanziario, lasciando tuttavia al cliente la libertà della scelta finale e l’esecuzione delle operazioni.

I consulenti finanziari indipendenti associati NAFOP si candidano a diventare una bussola per il risparmiatore desideroso di trovare un orientamento fra le molte alternative di investimento.

albo unico

Con il Kid più informazioni (tranne una)

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Non solo Mifid2. Il 2018 porta in dote anche il nuovo Kid (Key information document) per polizze unit-linked, bond convertibili, derivati, prodotti emessi da Spv (Special purpose vehicle). L’obiettivo del nuovo Kid (almeno otto sezioni nelle quali l’investitore deve trovare le informazioni chiave) è quello di assicurare una “migliore” trasparenza informativa. Obiettivo nobile, quello del regolamento Ue n.1286/2014 (provvedimento diverso da quello che ha introdotto la Mifid2), che però ha mancato l’occasione di introdurre nel Kid gli scenari probabilistici, cioè le probabilità di perdere e di guadagnare sugli investimenti non azionari. Ma andiamo con ordine.

 

kidIl contesto generale

Il 26 novembre 2014 è stato emanato il regolamento Ue 1286/2014 (recepito in Italia con il Dlgs 224 del 24/12/2016) sui documenti contenenti le informazioni chiave per i prodotti d’investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati (cosiddetti Priips) che può essere considerato una delle misure legislative Ue (per esempio Mifid2 e direttiva Idd in materia di distribuzione assicurativa) finalizzate a ristabilire la fiducia dei risparmiatori nei mercati.

Cosa è Priips e cosa no

Non sono considerati Priips – e non soggetti quindi al nuovo Kid – azioni, obbligazioni, polizze assicurative con prestazioni dovute soltanto in caso di decesso e danni gravi, prodotti pensionistici complementari. Sono invece Priips, come detto sopra, i prodotti assicurativi con una componente di investimento (unit-linked, appunto), le obbligazioni convertibili, gli swap, i prodotti emessi da Spv e, dal primo gennaio 2019, anche i fondi comuni di investimento. Per questi ultimi, infatti, è ancora previsto il vecchio Kiid (con due “i”) previsto dal regolamento Ue n. 583/2010.

I punti salienti del Kid

Il nuovo Key information document (con una “i”) è parte integrante della documentazione legale d’offerta e deve essere messo a disposizione degli investitori – prima della vendita – anche attraverso il sito Internet del produttore e la rete distributiva. Il documento deve essere conciso (al massimo tre facciate di A4) e scritto in modo tale che l’investitore capisca autonomamente gli elementi principali dello strumento finanziario scelto e attuare un confronto con altre opportunità di investimento. «Deve esserci un Kid per ogni Priips – spiega Patrizio Basile, analista di Consultique – e soprattutto deve essere costantemente conforme alle condizioni di mercato. Inoltre, è prevista una manutenzione del prospetto anche “dopo” e non soltanto al momento dell’emissione».

Le otto sezioni

Il Kid (in base all’articolo 8 del regolamento 1286/2014) è un documento sintetico articolato in 8 sezioni (si veda grafico accanto). Una particolare attenzione (ma non soltanto su quella) va posta su «Quali sono i rischi e qual è il potenziale rendimento?» che riporta sia una breve descrizione del profilo di rischio/rendimento del prodotto (con un indicatore sintetico di rischio che va da 1 a 7), sia i possibili scenari di performance. Questi ultimi, sono generalmente quattro: favorevole, moderato, sfavorevole e di stress (soltanto per i prodotti assicurativi ne è previsto un quinto relativo al verificarsi dell’evento assicurato), riassunti in una tabellina che indica i possibili rendimenti dell’investimento durante tre periodi di detenzione del prodotto.

Le lacune

Il punto dolente è che nel Kid non sono esplicitati gli scenari di probabilità, cioè le chanches che si hanno di perdere e di guadagnare sugli investimenti non azionari (risultati che si possono comunque trovare nella nostra rubrica «Rischi in chiaro»). Questo strumento a tutela degli investitori non ha avuto vita facile all’interno della Consob che dapprima – grazie a Spaventa e Cardia – li ha istituiti nel 2009 e dopo, con scelta monocratica dell’ex presidente Vegas, sono stati “aboliti” senza passare dalla collegialità della Commissione stessa.

Non solo. Visto che tra i Priips non sono stati inseriti i bond subordinati (quelli per intenderci che hanno riservato amare “sorprese” agli obbligazionisti delle 4 banche risolte nel novembre del 2015, così come ai creditori di Mps e delle due banche venete), sarebbe l’occasione per la Consob guidata adesso da Mario Nava di ripristinare gli scenari di probabilità che in realtà sarebbero ancora in vigore grazie alla comunicazione sugli “illiquidi” 9019104 del 2 marzo 2009 (mai abolita ma soltanto disattesa da Vegas).

Anche gli italiani potranno beneficiare della consulenza indipendente

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Finalmente anche gli italiani potranno beneficiare della consulenza indipendente ed è il momento giusto per ricordare alcuni concetti fondamentali.

Il consulente finanziario indipendente (autonomo) NON vende nulla e NON distribuisce alcun prodotto finanziario.

Si occupa solo degli interessi del proprio cliente e ne tutela il patrimonio attraverso i CONSIGLI più adatti alle sue esigenze.

Non è retribuito da nessun altro quindi NON ha conflitti d’interesse.

mifid2

 

La consulenza indipendente alla conquista del Paese

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paginaCon il recepimento di MiFID II e la partenza del nuovo Albo, gli operatori tradizionali avranno la possibilità di capitalizzare esperienza, relazioni e competenze professionali per dare una svolta alla propria vita diventando professionisti intellettuali indipendenti e slegati dalle banche e dagli altri intermediari. Il MEF e la Consob hanno deciso con l’art. 30 bis di autorizzare esplicitamente i consulenti autonomi e le SCF a sottoscrivere i contratti di consulenza personalizzata al di fuori del proprio domicilio eletto. Potendo operare liberamente al di fuori della propria sede, come tutti gli altri professionisti, sarà molto più appetibile per ex promotori finanziari e bancari intraprendere l’attività, superando il presunto scoglio dello stipendio o del posto fisso. Stiamo già partecipando a numerosi meeting con professionisti che si stanno organizzando nelle nuove società di consulenza indipendente, che potranno dotarsi di consulenti autonomi come collaboratori. In molti altri casi stiamo seguendo e supportando situazioni in cui ex private bankers, promotori e manager si stanno organizzando in studi professionali insieme a commercialisti e avvocati, per dare vita a piccoli multi family office boutique. Circa l’aspetto della compliance, siamo in attesa del nuovo regolamento Consob in funzione del quale poter calibrare i software dedicati agli adempimenti. La tecnologia sarà molto utile anche per la vigilanza in quanto, grazie anche al lavoro della nostra associazione Nafop insieme all’organismo OCF, disponiamo di indicatori e algoritmi in grado di segnalare eventuali azioni borderline e non completamente corrette da parte degli iscritti all’Albo, in particolare sul mantenimento del requisito di indipendenza e sulle situazioni di abusivismo.

Modelli di retribuzione

MiFID II ha stabilito, infatti, che per prestare la consulenza su base indipendente è necessario anzitutto valutare un numero ampio di strumenti finanziari sul mercato, non limitati a quelli emessi dalla casa adottando uno schema ad architettura aperta. In secondo luogo non bisogna accettare compensi, commissioni o altri benefici pagati da un terzo: è il requisito dell’indipendenza soggettiva del consulente, il modello fee only. Se le provvigioni fossero presenti, allora bisognerebbe ritornali al cliente, si tratterebbe in questo caso del modello fee offset, caratterizzato dall’indipendenza oggettiva, ossia solo del servizio ma non dell’advisor. In Italia le reti distributive hanno deciso di fare consulenza non indipendente con i classici modelli commission only e fee and commission. In quest’ultimo caso, si avrebbero provvigioni sulla distribuzione e consulenza non indipendente pagata on top che si somma ai costi dei prodotti. A nostro avviso, l’investitore dovrebbe poter negoziare qualsiasi strumento finanziario ovunque si trovi anche online, con best execution e costi corretti di compravendita. Inoltre, dovrebbe disporre di servizi di analisi, ricerca e consulenza indipendente con parcelle sostenibili. Oggi, molti professionisti (almeno 1.500 secondo i dati del sondaggio OCF, circa 2.500/3.000 per Nafop) sono pronti per la consulenza indipendente, remunerata solo dal cliente. La domanda si è voluta nel tempo, da esigenze legate alla gestione degli asset finanziari fino alla richiesta di pianificazione sull’intero patrimonio della famiglia. Questa attività è costituita da servizi che spaziano dall’analisi e ricerca in materia di investimenti alle raccomandazioni generali sugli strumenti finanziari, dall’asset allocation fino al financial planning.

Gli indipendenti in Italia

Al momento in Italia il 60% dei consulenti indipendenti si trova soprattutto in tre regioni, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, dove c’è anche il maggior numero di SCF, ma se aggiungiamo anche Piemonte, Toscana e Lazio arriviamo al 90%. Al sud, in Campagna e Puglia ci sono vari studi professionali di consulenza indipendente. È interessante vedere lo sviluppo che stanno avendo sul mercato le realtà dedicate ai servizi di consulenza alle aziende, che coinvolgono al proprio interno professionalità e skill diverse insieme a ex consulenti fuori sede, gestori corporate, consulenti aziendali e bancari e avvocati. In questo contesto i servizi che offrono i consulenti indipendenti e le società di consulenza finanziaria sono diversi. Nell’area investimenti, ci sono la valutazione dell’efficienza e dei rischi dell’intermediario, la rinegoziazione delle condizioni, la valutazione dei gestori, l’analisi di rischi e costi dei singoli strumenti finanziari, calcolo delle indifferenze, l’asset allocation, il monitoraggio, la reportistica periodica con colloqui personalizzati e formazione su temi di attualità finanziaria ed economica agli investitori. Nell’area pianificazione i servizi spaziano dall’analisi dello stato patrimoniale, del conto economico e del cash-flow del nucleo familiare fino alla pianificazione previdenziale, dall’individuazione dei rischi puri da coprire fino alla valutazione della redditività immobiliare e alla pianificazione fiscale, e successoria. Infine, nell’area corporate per le aziende i temi sono la gestione dei rapporti con le banche, l’analisi dell’equilibrio economico e patrimoniale, la valutazione del rating, il miglioramento e controllo delle condizioni ed il supporto per problematiche connesse a garanzie, fidejussioni e centrale.