Monthly Archives: luglio 2017

L’anno della svolta

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l'anno della svolta

Con la delibera del 17 marzo 2016 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 23 e in vigore dal giorno successivo, la Consob ha adottato le nuove denominazioni di consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede (in sostituzione di promotore finanziario), consulente finanziario autonomo e l’Albo unico. Con Cesare Armellini, fondatore di Consultique e presidente di Nafop (l’Associazione italiana dei professionisti e delle società di consulenza finanziaria indipendente fee-only), Fondi&Sicav ha analizzato i nuovi scenari che si apriranno per la consulenza fee-only.

Qual è il bilancio dei primi sei mesi del 2017 di Consultique dal punto di vista dei clienti e dei professionisti che si sono rivolti a voi per avviare uno studio professionale?

«La Legge di stabilità 2016, che ha previsto la costituzione dell’Albo unico dei consulenti finanziari tenuto dal nuovo Organismo di vigilanza e gestione, ha posto fine a un lungo periodo di attesa per l’apertura del mercato alle nuove figure professionali: i consulenti finanziari indipendenti definiti “autonomi” e le società di consulenza finanziaria. Il nuovo Organismo in via di costituzione ha già creato un tavolo di lavoro per organizzare la vigilanza e ha già condotto una rilevazione per comprendere quanti soggetti sono potenzialmente interessati a iscriversi al nuovo Albo. Questo processo di sensibilizzazione da parte dell’Ocf e dei media ha incrementato le richieste di informazione da parte dei futuri consulenti indipendenti che desiderano affrontare la nuova professione con il giusto supporto. Dal lato della clientela diretta registriamo un sempre maggiore interesse dei soggetti istituzionali, intendendo per questi banche di credito cooperativo, casse di risparmio e fondazioni, oltre che un costante incremento di imprenditori alla ricerca della tutela del proprio patrimonio in questo periodo di incertezza, dovuto principalmente alla crisi delle banche venete che ha colpito il nostro territorio».

In questi anni è cresciuta la quota di italiani disposti a pagare una parcella per la consulenza ricevuta?

«Studi professionali e società di consulenza indipendente hanno incrementato il numero di clienti e le masse sotto consulenza, quindi il mercato cresce. Quando l’advisory indipendente sarà conosciuta appieno, e ciò avverrà con l’istituzionalizzazione della nostra figura e l’aumento del numero dei consulenti finanziari indipendenti, assisteremo all’espansione dell’advisory senza conflitti di interesse e quindi alla crescita della quota di italiani disposti a pagare una parcella».
Nel dettaglio quali sono le caratteristiche del vostro contratto di consulenza fee-only e come viene quantificata la parcella di Consultique? 
«Consultique si impegna a svolgere la consulenza in materia di investimenti in strumenti finanziari che consiste nel fornire informazioni, indicazioni, consigli e raccomandazioni che ritenga possano essere utili al cliente per effettuare operazioni di investimento o disinvestimento in strumenti finanziari, prodotti e servizi. Il cliente sarà sempre del tutto libero di seguire o meno le indicazioni e i suggerimenti. La parcella, che è frutto sempre di un preventivo, è fissa e non è legata alla performance o a una percentuale del patrimonio. Ciò per tutelare il risparmiatore dal potenziale conflitto di interessi che si verrebbe a creare facendolo investire in maniera più rischiosa per cercare di incrementare il valore della parcella nel corso dell’assistenza annuale prevista. L’importo dipende dal tempo da dedicare al patrimonio del cliente (vanno quindi verificati la complessità e il rischio che questi desidera assumersi), e dalla distribuzione degli investimenti di analisi del nostro ufficio studi e ricerche. Il solo abbattimento dei costi che gravano sul cliente e la protezione del patrimonio dai consigli non adeguati giustificano ampiamente il compenso richiesto».

La rilevazione Ocf ha evidenziato che circa 1.500 soggetti potrebbero essere disposti a intraprendere il percorso di consulente autonomo, ma, secondo le stime di Nafop, i fee-only planner sarebbero circa il doppio. Chi ha ragione?

«Nel 2010 Nafop è stata chiamata a dare un contributo al tavolo di lavoro Consob per una stima del mercato potenziale. Nello scenario pessimistico erano state previste da 1.000 a 2.000 persone fisiche e da 30 a 60 società, in quello prudente da 2.000 a 5.000 e da 60 a 100, mentre nello scenario ottimistico la stima preventivava da 5.000 a 10.000 consulenti e da 100 a 150 società. Queste previsioni potrebbero essere incrementate alla luce dell’applicazione della Mifid II in Italia (gennaio 2018) che porterà a una maggiore trasparenza sui costi applicati ai risparmiatori e quindi a una possibile riduzione dei margini per gli attuali attori presenti sul mercato. Ciò potrebbe spingere molti ex consulenti, bancari e private, verso una scelta professionale indipendente».

Molti esponenti delle reti di consulenti abilitati all’offerta fuori sede si sono detti non interessati a offrire advisory su base indipendente. Come legge questa presa di posizione?

«Ritengo che gli attuali margini commissionali non giustifichino la trasformazione delle reti di vendita in strutture dedicate al servizio di consulenza su base indipendente. Forse è proprio per questo motivo che tutte le maggiori reti commerciali hanno optato per la consulenza non indipendente».
Nel quinquennio dell’avvio della Retail distribution review si è assistito nel Regno Unito al progressivo aumento del cosiddetto advice gap. Il riposizionamento del business da parte di alcuni intermediari (in particolare le banche retail) sui patrimoni più rilevanti e sui bisogni di investimento maggiormente complessi e la contestuale crescita del numero di intermediari che richiedono soglie minime di patrimonio per accedere ai propri servizi, ha reso praticamente impossibile per una buona parte della clientela mass market (chi non dispone di grosse somme da investire) di potersi affidare ai consigli di un consulente finanziario. Un fenomeno che ha generato una forte riduzione del numero degli advisor (-20%), anche a causa dei nuovi requisiti di professionalità richiesti. In pratica, la normativa, che in linea teorica voleva favorire i risparmiatori, ha spinto molti di loro verso il fai da te o sulle piattaforme direct to consumer, fondate su servizi esecutivi basic advice. Qual è il suo parere su questo fenomeno?

«La consulenza che in precedenza veniva erogata al cliente era legata all’intermediazione di prodotti finanziari e, in sintesi, si può dire che la riduzione delle commissioni ha spinto fuori dal mercato i sedicenti consulenti. Inoltre, alla semplice richiesta di requisiti di professionalità più elevati è corrisposta una riduzione del numero di operatori. Nel mercato americano abbiamo assistito, al contrario, a un progressivo sviluppo della consulenza, che ora è arrivata fino al mass market. In Italia la domanda è in crescita e nei prossimi anni assisteremo alla nascita di nuovi studi e società di consulenza fee-only».

Vendita dei prodotti finanziari e consulenza: due mondi separati

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NAFOP : non confondiamo l’attività di vendita dei prodotti finanziari con quella di pura consulenza.

Articolo 22 maggio

[…] Il Governo ha nei giorni scorsi approvato il decreto delegato di recepimento della direttiva UE inserendo però qualche novità inattesa, come la possibilità per la nuova figura dei consulenti “autonomi” – che basano la loro remunerazione soltanto sui “consigli” di acquisto ai risparmiatori – di offrire i loro servizi al di fuori della loro sede.

Una novità assai poco gradita alle Banche, che vorrebbero riservare la possibilità di entrare nelle case degli Italiani  soltanto ai loro consulenti , ad esse legati con un mandato di vendita di prodotti finanziari […] e sono pronte a dare battaglia nelle Commissioni Finanze di Camera e Senato per eliminare la norma introdotta dal Governo sui consulenti “autonomi”.

Cesare Armellini, presidente NAFOP, ribadisce con forza che “non bisogna confondere l’attività di vendita di prodotti finanziari con quella di pura consulenza. I nostri Associati non vendono prodotti ma vengono pagati soltanto per i consigli d’investimento. Saranno poi i singoli risparmiatori a chiedere alla propria banca gli strumenti consigliati. […]

La Repubblica – Affari&Finanza – 22 maggio 2017

Articolo 22 maggio copia

Il paradosso che incombe sui consulenti fee only

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Cesare Armellini (Nafop) su Plus24 del 1 luglio: «Dobbiamo operare a 360° per il bene dei clienti»

Il 12 giugno era l’ultimo giorno utile per le commissioni parlamentari per esprimere osservazioni al Governo sullo schema di decreto di recepimento della Mifid II. Almeno in teoria. In pratica l’esame è ancora in corso e c’è un’altra scadenza che sta per non essere rispettata. Dopodomani, 3 luglio 2017, scade il termine per adottare le disposizioni legislative e regolamentari necessarie per recepire la direttiva. E l’entrata in vigore della Mifid II (3 gennaio 2018) è ormai dietro l’angolo.

I giorni passano, ma più che sulle date le attenzioni degli operatori sono concentrate sui contenuti dello schema di decreto. In particolare i consulenti finanziari indipendenti pagati a parcella solo dal cliente (i cosiddetti fee only) seguono con attenzione la disposizione che limita il loro perimetro operativo ai valori mobiliari e ai fondi comuni. Se il testo del decreto non sarà ritoccato non potranno più fornire consulenza su strumenti derivati e, paradossalmente, anche su strumenti del mercato monetario la cui funzione principale è quella di permettere una gestione ottimale della liquidità con investimenti di breve durata. «Non riesco a capire la ratio di questa misura, che del resto era contenuta anche nella Mifid I (art. 3 esenzioni facoltative). Il legislatore nazionale, in modo corretto e in virtù delle peculiarità della consulenza indipendente si è ben guardato, all’epoca, dall’applicare tale restringimento del perimetro operativo. A distanza di 10 anni cos’è cambiato? La figura professionale che rappresento non è mai stata coinvolta in scandali finanziari, che hanno avuto invece come protagonisti altri operatori finanziari». Esordisce così Cesare Armellini – presidente Nafop, associazione dei consulenti finanziari indipendenti -, che prosegue: «Auspichiamo di poter continuare a offrire il servizio di consulenza con tutti gli strumenti finanziari, altrimenti non avremo più neanche la possibilità di consigliare al cliente la semplice vendita di prodotti non adatti alle sue esigenze che altri soggetti gli avevano raccomandato in precedenza».

 

  • Fa riferimento alle consulenze prestate a imprese ed enti locali con bilanci pieni di derivati?
    In passato Nafop è stata anche chiamata dalla Commissione Finanze del Senato a relazionare sull’argomento, data l’ampia esperienza acquisita sul campo. Nel 2010 a conclusione dell’indagine conoscitiva sull’utilizzo degli strumenti derivati nelle PA, la XI Commissione permanente raccomandava agli enti locali di avvalersi di consulenti indipendenti privi dei conflitti di interesse che spesso caratterizzano invece gli operatori finanziari tradizionali.
  • In teoria, a leggere il Tuf, non potrete più consigliare neanche un BoT?
    L’assurdità di questa disposizione non merita ulteriore commento.
  • Paradossalmente, vi restringono il bacino operativo proprio adesso che con l’Albo sarete sottoposti a una maggiore vigilanza.
    La professionalità dei fee only da anni è riconosciuta da mercato e istituzioni. Il restringimento del campo d’azione tradirebbe gli stessi principi di tutela dell’investitore previsti dalla Mifid II. C’è anche da considerare che il disallineamento del campo di gioco tra i vari attori della consulenza che va a violare i principi della concorrenza.
  • C’è anche il rischio di una retromarcia sulla possibilità di svolgere l’attività anche fuori dai propri uffici.
    Un consulente finanziario indipendente per sua natura deve proporre i servizi offerti ai clienti in luogo diverso del suo domicilio, come qualsiasi altro professionista. Ricordo che i consulenti indipendenti non offrono strumenti e prodotti finanziari. Non raccolgono denaro dei clienti e quindi non entrano in possesso delle loro disponibilità. Non operano sul versante dell’offerta di prodotti d’investimento, ma affiancano chi agisce dal lato della domanda, ossia l’investitore, nell’analisi e selezione dell’offerta. E per questo i fee only sono remunerati solo dal cliente e non dagli operatori finanziari.

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Intervista a cura di Gianfranco Ursino